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CONSENSO O CONSAPEVOLEZZA?

dubbio

Torno a scrivere dopo le elezioni regionali che ci sono state in Emilia Romagna e in Calabria. Sono stati giorni di riflessione, un po’ tristi per la verità, mi sono domandato dove e quali errori così gravi avessimo fatto per avere numeri del genere.

E’ mai possibile che la restituzione dei soldi (ormai ho perso il conto), il reddito di cittadinanza, il taglio dei parlamentari, la prescrizione, il decreto dignità, il blocco dell’Iva, gli sgravi sulla busta paga, lo spazza corrotti non abbia suscitato l’approvazione delle persone?

Cosa avremmo mai fatto di male? Abbiamo arrestati? Processati in giro? Amicizie scomode, contatti con le lobbies?

Quali sono le colpe che gli emiliani e i calabresi ci imputano?

E’ tutto sbagliato quello che abbiamo fatto?

La risposta è NO! Gli errori ci sono stati, nessuno ne è immune, non si discute, ma la risposta è NO decisamente NO!

E allora che succede?

Provo a dire la mia in un mare di parole che puntano il dito contro qualcuno o contro qualche mossa errata.

La risposta secondo me è in queste due parole: Consenso e Consapevolezza.

Il Consenso arriva veloce, ti sbatte in prima pagina, è effimero, ti seduce ma in fretta ti getta via.

La Consapevolezza arriva lenta, non è in prima pagina, è un percorso e una volta che ti raggiunge non ti molla più.

Noi, dobbiamo puntare sulla consapevolezza, il consenso lo dobbiamo lasciare ai professionisti della politica.

Avevamo avuto il consenso con le elezioni nazionali, non siamo stati in grado di infondere la consapevolezza alle persone. Abbiamo inseguito il consenso, giorno dopo giorno, prima dietro alla Lega, per il consenso ci siamo venduti l’anima inseguendo gli argomenti del felpato. Non abbiamo mai puntato sulla consapevolezza.

Eppure noi nasciamo come un gruppo di cittadini informato, che non insegue il consenso, che non fa a gara con chi la spara più grossa.

Quindi dovremmo tutti farci delle domande, perché non riusciamo più a rendere consapevoli le persone, a renderle partecipi del cambiamento.

Vogliamo il consenso o la consapevolezza?

Io penso che dovremmo ripartire da capo, ritornando a parlare alle persone dei nostri punti fondamentali. Perché persone consapevoli non ti chiedono il favore sotto casa, persone consapevoli non pensano a se stesse ma alla comunità, persone consapevoli non subiscono passivamente, reagiscono.

Abbiamo bisogno di persone consapevoli e non di consenso.

Faccio un paio di esempi semplici:

DIMINUZIONE TRAFFICO:

Ti votano perché in campagna elettorale prometti di ridurre il traffico.

Se le persone ti votano, può succedere che tu per diminuire il traffico cominci a fare la guerra alle doppie file, cominci a costruire piste ciclabili, cominci a mettere più corsie preferenziali , più autobus, più bike sharing, cominci a ridurre in maniera sostanziale l’uso del mezzo privato etc. tutte misure che se non hai cittadini consapevoli ti portano alla perdita di consenso.

TASSA INQUINAMENTO

Ti votano perché in campagna elettorale prometti di fare la lotta a chi inquina di più.

Se le persone ti votano per questo, può succedere che tu cominci a fare delle azioni per tassare chi inquina di più, aumenti sanzioni per chi produce troppi imballaggi, disincentivi l’uso di automobili inquinanti, pensi alla tassa sulla plastica, disincentivi gli  acquisti non ecosostenibili, tassi chi sprec  etc.

Misure che se non hai cittadini consapevoli ti portano alla perdita di consenso e

che se si punta a questo non riuscirai MAI a realizzare queste misure.

Quindi ci sono tre domande che ci dobbiamo porre:

  1. A che serve avere consenso senza consapevolezza??
  2. Come facciamo a rendere i cittadini consapevoli?
  3. Continueremo con la politica delle promesse alla ‘Cetto’ per coltivare il proprio orticello o vogliamo ‘formare’ cittadini consapevoli?

Agli stati generali bisognerebbe parlare di questo, come facciamo a portare l’italiano medio alla consapevolezza?

Come facciamo a non inseguire a tutti i costi il consenso?

Se parliamo solamente di ruoli e di come riprendere i voti per avere solo dei voti ‘vuoti’ non riusciremo mai a cambiare questo paese.

Prima la consapevolezza, poi il resto arriverà,

lento ma arriverà.

Notte stellata

 

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Ti lamenti…

Il lamento è terapia,
ti aiuta a non guardarti mai allo specchio.
Il lamento ti coccola.
Lamentarsi protegge dal cambiamento che dovresti adottare per migliorare il tuo modo di essere e di comportarti in una comunità chiamata CITTA’.
Ti lamenti per qualsiasi cosa,
Ti lamenti delle corsie preferenziali perché non hai mai preso un autobus.
Ti lamenti delle piste ciclabili perché non hai mai avuto la voglia di uscire in bicicletta,
Ti lamenti del blocco del traffico perché non puoi andare con i mezzi al lavoro ma non ti ho mai sentito dire una parola per i morti da inquinamento, per il riscaldamento globale,  per i disastri ambientali,
Ti lamenti delle multe perché l’avevi lasciata solo 5 minuti in doppia fila,
Ti lamenti degli autovelox perché non si può andare così piano in città,
Ti lamenti dei ciclisti in mezzo alla strada per il motivo di cui sopra,
Ti lamenti delle videocamere perché non vuoi essere controllato e imprechi se ti arriva la multa perché sei passato in una zona dove non potevi,
Ti lamenti se un pedone ti fa frenare mentre attraversa ma non ti ho mai sentito arrabbiato per i morti in strada che ci sono nella tua città,
Ti lamenti per i lavori stradali perché poi come fai ad arrivare in tempo ma non ti interessa se prima erano mai stati fatti,
Ti lamenti della mondezza ma non sai cosa significa, fare la differenziata,
cosa significa ridurre e produrre meno rifiuti,
riciclare e riusare,
non fai nulla di concreto per migliorare la situazione,
continui a buttare le cicche per terra, a gettare i rifiuti ovunque, lasci i mobili per strada, dai le tue cose agli svuota cantine per non andare all’isola ecologica,
Ti lamenti per ogni cosa che possa toccare il tuo mondo,
Ti lamenti perché cambiare le tue abitudini e il tuo modo di fare è difficile.
Ti lamenti perché alla fine rimanere nella tua zona di comfort è bello e non vuoi uscirne, è come quando devi scegliere se guardare la TV oppure studiare, informarti, leggere ed essere attivo, preferisci il divano e spegnere il cervello per quelle ore che ti separano dal giorno in ufficio, il resto non conta.
Meglio essere passivi, rimanere nel proprio bozzolo.
Continua a lamentarti,
però non mi dire niente,
non voglio essere il tuo cestino dove getti la tua rabbia,
non voglio essere il tuo alibi.
Ti direi cambia, ma forse, nel farlo, ti lamenteresti comunque.
stress
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VIRGINIA RAGGI E L’INSOPPORTABILE MASCHILISMO

tempivillani

È la prima sindaca della capitale, avvocato, tre lingue parlate fluentemente, già consigliere comunale nella precedente consiliatura romana. Da avvocato si è occupata di diritto civile, giudiziale e stragiudiziale, diritto d’autore, proprietà intellettuale e nuove tecnologie.

Di tanto in tanto la tirano dentro a qualche indagine da cui esce ogni volta estranea ed a testa alta. Trasparenza e legalità tra i motivi del suo mandato, che non tutti apprezzano, compreso il M5S. Eppure, lavora tanto e continuatamente. Si impegna, studia, confronta. Ha ereditato un’amministrazione carica di debiti e di difficoltà, che negli anni passati è stata foraggio per le clientele di diversi partiti.

Ha promosso controlli sull’operato della macchina comunale, migliorato il parco dei mezzi pubblici a disposizione, emanato bandi a norma ed evitato affidamenti diretti. Anche i contributi a pioggia sono diventati miraggio. È  intervenuta nelle periferie e contrastato le criminalità capitali. Nel novembre 2018 vengono abbattuti e sgomberati…

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